La lastra di copertura della Tomba del Tuffatore di Paestum, con il giovane che si slancia verso l'acqua da una struttura di legno
La lastra del tuffatore, Museo Archeologico Nazionale di Paestum — foto: PaestumPaestum · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Molti visitatori arrivano a Paestum per le colonne e ripartono senza entrare nell'edificio che sta accanto all'area archeologica. È un peccato, perché il Museo Archeologico Nazionale di Paestum conserva alcuni dei pezzi più importanti dell'archeologia della Magna Grecia e, soprattutto, conserva ciò che dai templi non si vede: la pittura, la scultura architettonica, gli oggetti del culto e della vita quotidiana. Dalla villa, a circa quindici minuti di auto, museo e parco si trovano a pochi passi l'uno dall'altro: è la ragione migliore per dedicare a Paestum una giornata intera invece di una mattinata di corsa.

La Tomba del Tuffatore, una rarità assoluta

Il pezzo che tutti cercano è la Tomba del Tuffatore, venuta alla luce nel 1968 in una piccola necropoli poco a sud della città antica, in località Tempa del Prete. Gli oggetti trovati al suo interno hanno permesso di datarla con sicurezza al decennio fra il 480 e il 470 a.C., in pieno stile severo. La tomba è una cassa di lastre di pietra dipinte a fresco: sulle quattro pareti corre la scena di un banchetto, con i convitati distesi, i suonatori, i gesti del brindisi; sulla lastra di copertura, invece, un giovane si slancia in aria da una struttura di legno e si tuffa verso l'acqua, sotto un albero. Nessuno sa con certezza cosa significhi quel tuffo: c'è chi lo legge come metafora del passaggio dalla vita alla morte, chi vi vede un rimando alle riflessioni greche sull'anima, chi semplicemente un'immagine di giovinezza. Ciò che invece è certo è la sua eccezionalità: della grande pittura greca di epoca classica non ci è rimasto quasi nulla, e queste lastre sono una delle poche finestre aperte su un intero mondo perduto. Nel museo sono esposte smontate, una accanto all'altra, perché è l'unico modo per mostrarne al pubblico tutte le superfici dipinte.

Le metope del santuario alla foce del Sele

La seconda grande sezione del museo è dedicata all'Heraion, il santuario di Hera che si trovava alla foce del fiume Sele, a nord della città, identificato dagli archeologi negli anni Trenta del Novecento. Da lì provengono le celebri metope arcaiche in arenaria: pannelli scolpiti a rilievo che raccontano, uno per uno, episodi del mito greco, dalle fatiche di Eracle alle vicende dei protagonisti dell'epica, con figure tozze, gesti essenziali e una vitalità narrativa che colpisce anche chi non conosce le storie. Guardarle in fila, come sono allestite, somiglia a sfogliare un libro di racconti inciso nella pietra: è forse il modo migliore per capire quanto la scultura arcaica sappia essere diretta e, a suo modo, modernissima.

Consiglio pratico: gli ambienti che ospitano le pitture hanno luce controllata per motivi di conservazione, e sulle riprese fotografiche conviene informarsi all'ingresso. Anche orari, giorni di chiusura e formule di biglietto congiunto con l'area archeologica possono cambiare: meglio verificarli sui canali ufficiali del parco archeologico prima della visita.

Le tombe dipinte lucane e il resto della collezione

Dopo la fase greca Paestum passa sotto il controllo delle popolazioni lucane, e anche di quel periodo il museo conserva una testimonianza straordinaria: una vasta raccolta di tombe dipinte, in cui le scene cambiano completamente registro. Al posto del banchetto compaiono i duelli fra guerrieri, le corse dei cavalli, il ritorno del combattente accolto dalla donna che gli porge il vaso, i cortei funebri. Sono immagini più ruvide, più narrative, spesso vivacissime nei colori, e messe in fila raccontano l'identità di un'intera società. Attorno a queste due grandi sezioni il percorso espone ceramiche, terrecotte votive, bronzi e materiali di epoca romana che completano il quadro: alla fine, tornare fuori e rivedere i templi da lontano dà un'impressione diversa, perché a quel punto la città antica non è più soltanto un insieme di colonne.

Museo e parco nella stessa giornata

Il modo più comodo di organizzarsi, partendo da Villa Giulia Cilento, è uscire presto, dedicare la mattina all'area archeologica e il primo pomeriggio al museo, quando il sole della piana è comunque troppo forte per camminare fra le rovine. Con bambini o con poco tempo, si può fare anche il contrario e riservare le colonne alla luce migliore del tramonto. Il rientro in villa a fine giornata, con la terrazza affacciata proprio su quella piana, chiude bene il cerchio: è la stessa campagna che duemilacinquecento anni fa nutriva Poseidonia e che oggi produce i carciofi e la mozzarella che trovate nei negozi lungo la strada.

Una giornata intera a Paestum, senza fretta

Dalla villa, a circa quindici minuti dal parco e dal museo, potete dividere la visita fra mattina e pomeriggio e rientrare in terrazza per la sera.