La Porta Rosa dell'area archeologica di Velia, arco a tutto sesto in blocchi di pietra incassato tra due pendii
La Porta Rosa nell'area archeologica di Velia — foto: Crompippo · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Se Paestum è la meta obbligata, Velia è quella che sorprende. L'area archeologica dell'antica Elea si trova nel comune di Ascea, sulla costa più a sud, e dalla villa si raggiunge in circa quarantacinque minuti di auto: una gita di mezza giornata che si può facilmente unire a una sosta al mare. Qui non ci sono templi in piedi e proprio per questo il posto ha un'atmosfera diversa: un promontorio coperto di ulivi e macchia, i resti di una città che scende verso il mare e il silenzio di un sito molto meno frequentato di quello dei templi.

Da Focea al Cilento: come nasce Elea

La storia di fondazione è una delle più affascinanti del Mediterraneo antico. Elea nasce fra il 540 e il 535 a.C. per opera di greci provenienti da Focea, sulla costa dell'attuale Turchia, costretti a lasciare la loro città dopo l'avanzata persiana in Asia Minore. Sono profughi che attraversano il Mediterraneo e scelgono questo tratto di costa cilentana per ricominciare: un promontorio difendibile, due approdi naturali ai suoi lati, terra coltivabile alle spalle. La scelta si rivela buona e nei decenni successivi la città prospera grazie ai commerci marittimi, mantenendo per secoli un peso politico riconosciuto in tutto il Mediterraneo antico, fino all'epoca romana, quando prende il nome di Velia e resta un centro rinomato anche come luogo di cura e di soggiorno.

La Porta Rosa, un arco che anticipa Roma

Il monumento simbolo del parco è la Porta Rosa, incassata nella sella che collega i due quartieri della città: un arco a tutto sesto in blocchi di pietra perfettamente combacianti, datato al IV secolo a.C. e considerato uno dei primi esempi di volta a tutto sesto nella storia dell'architettura occidentale, molto prima che l'arco diventi la firma dell'edilizia romana. Il nome non ha nulla di antico: ricorda Rosa, la moglie dell'archeologo che nel secolo scorso ne guidò lo scavo. Ci si arriva risalendo la via lastricata che attraversava l'abitato, e la scoperta improvvisa dell'arco in fondo al passaggio, con la vegetazione che lo incornicia, è uno dei momenti più belli della visita.

Parmenide, Zenone e la scuola eleatica

Elea non è famosa solo per le sue pietre. Qui nasce e opera Parmenide, il filosofo che fonda quella che gli antichi chiamavano la scuola eleatica, e qui insegna il suo allievo Zenone, quello dei paradossi che ancora oggi si citano nei manuali: Achille che non raggiunge la tartaruga, la freccia che non arriva mai a destinazione. Sono ragionamenti nati per difendere una tesi radicale sull'essere e sull'impossibilità del divenire, e camminare fra i resti della città sapendo che quelle discussioni si sono svolte qui cambia il modo di guardare il sito. Il parco conserva anche le tracce degli edifici legati alla medicina e al culto di Asclepio, un'altra vocazione per cui Elea era conosciuta nel mondo antico, e le testimonianze dei suoi porti, il vero motore della sua ricchezza.

Consiglio pratico: il percorso di visita sale dalla zona bassa fino all'acropoli con un dislivello reale e tratti di lastricato antico irregolare. Scarpe chiuse con suola solida e acqua sono indispensabili, e nelle giornate calde è meglio partire presto. Orari, biglietti e giorni di chiusura vanno verificati sui canali ufficiali del parco archeologico prima di mettersi in strada.

Salire all'acropoli: cosa si vede oggi

La visita si chiude in alto, sull'acropoli, dove nel Medioevo fu costruita una torre che oggi domina il promontorio ed è diventata l'immagine più riconoscibile del sito: sotto di essa restano le tracce dell'area sacra greca e di un piccolo teatro. Da lassù lo sguardo si apre sul mare e sulla costa cilentana, e si capisce al primo colpo d'occhio perché i profughi di Focea si fossero fermati proprio qui. Scendendo si incontrano le terme, le case dei quartieri residenziali, i tratti di mura in grandi blocchi e la porta che si affacciava verso l'approdo. Per chi soggiorna a Villa Giulia Cilento, Velia è la gita che completa il quadro: dopo i templi della piana, la città dei filosofi sul mare racconta l'altra faccia della Magna Grecia, quella dei viaggi, dei porti e delle idee. Il rientro, nel tardo pomeriggio, riporta alla quiete della collina di Giungano e alla vista sulla piana di Paestum.

Velia, Paestum e il mare dalla stessa base

Dalla collina di Giungano raggiungete Velia in circa quarantacinque minuti e Paestum in un quarto d'ora: un intero piano di villa con terrazza panoramica per esplorare il Cilento senza cambiare alloggio.